Alceste Ayroldi recensisce HAIKU TIME su JazzItalia

Claudio Fasoli Samadhi 5tet
Haiku Time

“Formula matematica o principio alchemico, o viatico esoterico? La formula del tre: tre lettere per ogni parola di ogni singolo titolo è già di per sé un affascinante biglietto da visita.

Tutto nasce dagli Haiku,

i poemi giapponesi di ventisette sillabe che sono il trait d’union di questo organico lavoro, dove le cellule melodiche conducono verso spazi infiniti.
La sintesi è una delle grandi – e indubbie – capacità di Fasoli, sempre in debito verso il grande pubblico per notorietà: forse paga il “dazio” d’essere un musicista riservato, serio e professionale, doti non sempre apprezzate nel nostro paese.
Qui si ascoltano undici piccoli poemi, in cui Fasoli e i suoi giovani sodali declinano un vocabolario che tiene in conto tutta la tradizione jazzistica coniugandola con un linguaggio personale e forbito, fatto di cambi di volume e di ritmi: a partire da

“Fit”

che si apre con un gustoso assolo di Gassmann dai densi armonici, per passare il testimone alle nitide e rotonde sonorità dal gusto asprigno di Fasoli.
I tempi slow s’acconciano con quelli medi, vergati da stratificazioni sono solo apparentemente complesse, sempre limpide e dalla naturale matrice narrativa, come nella preziosa ballad

“Far”

, che rimarca tutte le abilità di Fasoli nel far scorrere i registri del sassofono tenore. La sezione ritmica è magistrale nel seguire, passo dopo passo, le composizioni architettate da Fasoli, contribuendo a dare un corpo sonoro mai banale.

   

“Wet”

si muove su più livelli ritmico-armonici e il dialogo tra i due fiati è intenso e ben tratteggiato dalla vigorosa batteria di Zanoli.
Un unione che non è solo impressa nel nome del quintetto, ma di fatto anche nelle maglie più aperte e ondivaghe di

“Bag”

, dove confluiscono, con gioiosa permanenza, due linguaggi jazzistici del tutto differenti.
E la crasi – perfettamente riuscita – tra lingua contemporanea e mainstream s’ascolta anche in

“Try”

e nella sua costruzione dal forte impatto emotivo e dalle dense tessiture poliritmiche.
La creatività di Claudio Fasoli è servita. Ed è fatta di parole sincere, colte e naturalmente dotate di una freschezza espositiva che pochi, almeno oggi, possono vantare.
Alceste Ayroldi per Jazzitalia”

 

 

1. Fit
2. Dim
3. Far
4. Wet
5. Low
6. Bag
7. She
8. Try
9. Bow
10. Day
11. Fog

Claudio Fasolisassofoni soprano e tenore
Michael Gassmann – tromba e flicorno
Michelangelo Decorato – pianoforte
Andrea Lamacchia – contrabbasso
Marco Zanolibatteria